Dicevano che non fosse forte nelle uscite. Ne ha compiuta una che potrebbe passare alla storia: a ventidue anni - senza contratto, né certezze d’altro tipo, se non la consapevolezza del proprio talento e le relazioni mercantili di Mino Raiola - ha lasciato il club che l’ha lanciato e nel quale si è affermato, il Milan, per inseguire un (bi)sogno personale che prevedeva momenti di notevole impopolarità. Un patto con se stesso, ma anche un originale salto nel buio, vista l’età dell’acrobata. La forza dei milioni - si è scritto - la tipica avidità del calciatore. Di un “giovane vecchio” il cui motto potrebbe essere riassunto da un aforisma di Bierce: “speranza: fusione tra avidità e aspettativa”. Per la seconda volta nel giro di pochi anni il suo cognome è stato così storpiato in “Dollarumma”. E ci sono voluti uno strepitoso Europeo e il titolo di miglior giocatore del torneo per attenuare le irritazioni tifose e ridurre la quota delle offese. Gigio Donnarumma ora è a Parigi, «dove oggi piove», mi dice. È a Parigi insieme a tanti pezzi di serie A - Hakimi, Marquinhos, Verratti, Paredes, Icardi

QUANDO E QUALE, LO SCATTO DECISIVO? «Quella vittoria è il frutto del lavoro del Mancio, un allenatore incredibile, e di un gruppo che provava piacere a stare insieme. Nessuna pesantezza, zero noia, facevamo le cose di sempre ma con un gusto diverso. Respiravamo unità, e ogni partita, anche se da casa potevate non notarlo, la vivevamo come se fosse l’ultima. E poi Ciro, Lorenzo, io, noi terroni siamo matti e sappiamo come fare gruppo. Sul pullman partivamo con “Ma quale dieta, me piacen ‘e purpett” e ci trascinavamo dietro anche i più timidi. Jorge (Jorginho, nda) mi chiedeva continuamente di ricordargli il ritornello, soltanto quello, ed era tra i più attivi».

QUELLA LA FAVOLA. PRIMA, PERÒ, AVEVI SUBÌTO GLI EFFETTI DI UN ADDIO DOLOROSO. «Un ricordo spiacevole quando sono uscito la prima volta dall’Olimpico. Quella contestazione, ho cercato di non pensarci troppo».

COSA TI HA SPINTO A CHIUDERE COL MILAN? «Non vorrei parlare dell’ultima stagione, non avrebbe senso oggi, cambiamo discorso. Al Milan sono stato otto anni, era casa mia, lì ho vissuto momenti bellissimi. Il Milan ancora oggi mi emoziona, ho grande rispetto per le persone che vi lavorano e per i tifosi. Quando ho saputo che il direttore (Gazidis, nda) stava male gli ho scritto augurandogli di tornare in fretta a Milanello, il suo luogo… Ma la vita è fatta di scelte, avevamo ambizioni diverse. Del Milan resterò per sempre tifoso» (…)

L’intervista completa sull’edizione del Corriere dello Sport – Stadio in edicola [PSG, l’ovazione a Donnarumma al Parco dei Principi] Guarda il video PSG, l’ovazione a Donnarumma al Parco dei Principi